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	<title>Commenti a: Domenica 5 Maggio 2013 &#8211; Monte Forato per la via ferrata</title>
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		<title>Di: Giovanni Morichetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Morichetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2013 17:27:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non tutte le ciambelle vengono col buco si dice e questa infatti il buco non ce l’aveva  proprio,
nondimeno è risultata molto gustosa e saporita.
Di tutti quelli previsti, siamo partiti in otto e arrivati  all’Alto Matanna, abbiamo trovato il cielo che si divideva in due proprio sopra di noi, a sinistra (ovest) nero come la pece, a destra (est) limpido.
Fiduciosi ci siamo preparati all’escursione, il tempo di avviarci ed arrivavano i primi tuoni lontani, 
ma che si facevano sempre più fitti.
Continuando ad incamminarci non ci è voluto molto perché ci guardassimo tutti in viso, come dire: “che si fa?”
Non è stato necessario pronunciare nessuna di quelle poche parole, tutto era chiaro a tutti, tutti volevamo la stessa cosa.
Quelli che erano arrivati a quel punto dell’escursione non erano tanto ben disposti a tornarsene a
casa senza averci provato, senza aver ottenuto anche un piccolo risultato, senza aver ricevuto qualcosa dalla giornata, oltre la pioggia che ormai era nel conto e non era più possibile rinunciarvi.
Tutti abbiamo ovviamente finto di non aver sentito (non è vero, tant’è che poi lo abbiamo preso in giro per tutto il giorno) l’unico commento di colui che a prima vista poteva sembrare il più forte, il più preparato, il più voglioso (ma voglioso di ché?) che ben presto si è rivolto all’accompagnatore in questi termini: &quot;qui sta piovendo e mi sto bagnando, io torno indietro…&quot;
Abbiamo invece tutti fatto caso ad uno dei personaggi più spiritosi della compagnia che voleva tornare indietro quando mancavano ormai dieci minuti al traguardo…
Ma insomma, non ci siamo fatti mancare nulla, neppure le battute sono mancate mai e straordinariamente stiamo parlando di persone che nella maggior parte dei casi si sono dovute presentare la mattina, visto che neppure si conoscevano.
La battuta di spirito al top, ma che si rivelata anche scuola di vita e di saggezza, l’abbiamo avuta verso la metà del percorso alla Baita degli scoiattoli, dove un uomo piuttosto anziano e che senza offesa definirei vecchio, senza proferire parola ed anche in modo benevolo se vogliamo, ha avuto per noi un unico gesto con la mano, con il quale ci ha dimostrato tutto il suo dissenso per la situazione in cui ci trovavamo, dissenso che abbiamo ricordato poi per tutto il resto del percorso.
Per quanto piacevole perché si mangia, si beve, ci si asciuga, ci si ristora e ci si rinfranca; si scherza e ci si finisce di conoscere, mi viene comunque spontaneo trascurare i pur piacevolissimi momenti vissuti nel rifugio al termine dell’escursione.
Si tratta di occasioni ormai ampiamente utilizzate e sfruttate da ogni racconto di montagna, 
per cui le reputo svalutate ai fini della nostra storia.
Trovo invece degno di nota, una scoperta (quasi/forse, sicuramente scientifica…) da parte di uno di noi, abbiamo verificato da quelle parti cresce una pianta originaria della California il cui nome scientifico è: “Aesculus californica”, e scusate se è poco…
Non l’abbiamo fotografata per rispetto della sua privacy.
Che altro aggiungere? 
Con questi auspici la prossima volta ci aspetta solo di meglio…
Giovanni Morichetti]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non tutte le ciambelle vengono col buco si dice e questa infatti il buco non ce l’aveva  proprio,<br />
nondimeno è risultata molto gustosa e saporita.<br />
Di tutti quelli previsti, siamo partiti in otto e arrivati  all’Alto Matanna, abbiamo trovato il cielo che si divideva in due proprio sopra di noi, a sinistra (ovest) nero come la pece, a destra (est) limpido.<br />
Fiduciosi ci siamo preparati all’escursione, il tempo di avviarci ed arrivavano i primi tuoni lontani,<br />
ma che si facevano sempre più fitti.<br />
Continuando ad incamminarci non ci è voluto molto perché ci guardassimo tutti in viso, come dire: “che si fa?”<br />
Non è stato necessario pronunciare nessuna di quelle poche parole, tutto era chiaro a tutti, tutti volevamo la stessa cosa.<br />
Quelli che erano arrivati a quel punto dell’escursione non erano tanto ben disposti a tornarsene a<br />
casa senza averci provato, senza aver ottenuto anche un piccolo risultato, senza aver ricevuto qualcosa dalla giornata, oltre la pioggia che ormai era nel conto e non era più possibile rinunciarvi.<br />
Tutti abbiamo ovviamente finto di non aver sentito (non è vero, tant’è che poi lo abbiamo preso in giro per tutto il giorno) l’unico commento di colui che a prima vista poteva sembrare il più forte, il più preparato, il più voglioso (ma voglioso di ché?) che ben presto si è rivolto all’accompagnatore in questi termini: &#8220;qui sta piovendo e mi sto bagnando, io torno indietro…&#8221;<br />
Abbiamo invece tutti fatto caso ad uno dei personaggi più spiritosi della compagnia che voleva tornare indietro quando mancavano ormai dieci minuti al traguardo…<br />
Ma insomma, non ci siamo fatti mancare nulla, neppure le battute sono mancate mai e straordinariamente stiamo parlando di persone che nella maggior parte dei casi si sono dovute presentare la mattina, visto che neppure si conoscevano.<br />
La battuta di spirito al top, ma che si rivelata anche scuola di vita e di saggezza, l’abbiamo avuta verso la metà del percorso alla Baita degli scoiattoli, dove un uomo piuttosto anziano e che senza offesa definirei vecchio, senza proferire parola ed anche in modo benevolo se vogliamo, ha avuto per noi un unico gesto con la mano, con il quale ci ha dimostrato tutto il suo dissenso per la situazione in cui ci trovavamo, dissenso che abbiamo ricordato poi per tutto il resto del percorso.<br />
Per quanto piacevole perché si mangia, si beve, ci si asciuga, ci si ristora e ci si rinfranca; si scherza e ci si finisce di conoscere, mi viene comunque spontaneo trascurare i pur piacevolissimi momenti vissuti nel rifugio al termine dell’escursione.<br />
Si tratta di occasioni ormai ampiamente utilizzate e sfruttate da ogni racconto di montagna,<br />
per cui le reputo svalutate ai fini della nostra storia.<br />
Trovo invece degno di nota, una scoperta (quasi/forse, sicuramente scientifica…) da parte di uno di noi, abbiamo verificato da quelle parti cresce una pianta originaria della California il cui nome scientifico è: “Aesculus californica”, e scusate se è poco…<br />
Non l’abbiamo fotografata per rispetto della sua privacy.<br />
Che altro aggiungere?<br />
Con questi auspici la prossima volta ci aspetta solo di meglio…<br />
Giovanni Morichetti</p>
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